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SABO GIANCARLO
S  C   U   L   T   O   R   E
Tutte le esposizioni

  Mostra di scultura e pittura di Giancarlo e Stefano Sabo

La mostra si terrà a Remanzacco (Udine) presso la galleria comunale e resterà aperta
fino a domenica 9 maggio 2010.
L'innaugurazione sarà venerdì 23 aprile 2010 alle ore 18:00.
Orari di apertura:
 - feriali:16.00-20.00
 - festivi:10.00-12.30 • 15.00-20.30


Presentazione critica a cura del professor Enzo Santese

Giancarlo Sabo.  La tensione creativa di Giancarlo Sabo si innesta in una formazione che, nel tempo, si è consolidata a contatto con il legno, da cui si è diramata poi in una serie cospicua di opzioni, capaci di testimoniare del carattere eclettico della sua ricerca. Le esperienze plastiche si sviluppano su molteplici piani in uno slancio scultoreo, teso a conoscere in profondità la materia, dopo averne assunto i principali fondamenti in una sperimentazione sostenuta dalla necessaria passione e fervore di ricerca. In tal senso il lavoro è andato avanti negli anni recenti con un interesse preciso alla scelta del medium secondo le intenzioni progettuali, che hanno investito numerosi aspetti della realtà (interna ed esterna), in un racconto impiegato a mobilitare la geometria, la figura umana e diversi aspetti dell’esistente. Le polarità entro cui si muove lo scultore sono, da una parte, la figurazione con un accento sul valore espressivo dell’immagine che si snoda nello spazio descrivendone le motivazioni specifiche del soggetto trattato; da un’altra parte, la costruzione concettuale riferita spesso all’idea dell’involucro, dell’avvolgimento che non chiude, ma lascia entrare la luce in attraversamenti multipli. In questo caso la scultura assume maggiormente il tono di installazione e, sulla scorta di più materiali, porta l’autore a una sintesi nella quale è leggibile uno sguardo sulla realtà che, da un’opera all’altra, si fa ironico, problematico, contemplativo, simbolico. L’artista è in una fase di maturazione che gli consente di far tesoro di tutte le precedenti acquisizioni per l’approdo a un’arte che già si rivela ricca sul piano della logica costruttiva, densa su quello dei concetti-base della sua poetica.

Stefano SaboStefano Sabo interpreta la superficie dipinta come una parete su cui imprime una sorta di griglia, alla quale si rapporta poi lo spazio totale dell’opera. Il segno è leggero e percorre la pagina con un accenno labirintico, dove la materia pittorica (lo smalto o l’acquerello) varia di intensità cromatica e di densità di segno in una serie di sovrapposizioni, che alludono a una profondità scandita da molteplici piani. L’efficacia del costrutto è più incisiva laddove il colore, disteso in una consistenza fluida, accarezza il foglio, stendendosi in corsie che catturano il bianco di fondo facendolo entrare di peso nell’economia generale della composizione. Quando Stefano Sabo ricorre allo smalto, il segno tende a farsi più marcato, quasi un tratto dinamico di attraversamento dello spazio, realizzato con una pennellata che guida e domina tutti gli altri fraseggi e tracce incise. L’autore dà l’idea di avere in mente gli schemi dei microprocessori, quei circuiti che distribuiscono gli impulsi agli strumenti elettronici e telematici; ne stilizza i percorsi facendo loro assumere a tratti qualche allusione vagamente figurale. Talora i colori, distesi su un fondo prodotto da lievi velature, si espongono alla luce con un dato costitutivo di trasparenza che rimanda a un “oltre”. Determinate opere presentano rilievi ideogrammatici che vengono proposti a uno stadio precedente a quello definitivo, come se stessero per materializzarsi in immagini riconoscibili. E la pittura vive come su una scrittura automatica, che si afferma sulla carta o sulla superficie pittorica in grande evidenza, avendo ogni volta una ragione propria per ridursi al monocromo oppure per ampliare la gamma di colori a una gran varietà di toni.





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